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Barolo: la storia suggestiva del vino delle Langhe

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Vinum regum, rex vinorum”: questa è l’espressione latina con cui ci si riferisce al Barolo, traducibile come “vino dei re, re dei vini”. In effetti, questo prodotto tanto elegante è uno dei protagonisti assoluti delle nostre tavole e non manca mai di stupire con il suo aroma complesso e profondo.

Il rosso di cui parliamo è dotato di uno straordinario colore granato con riflessi aranciati, ed è celebre in tutto il mondo per la raffinatezza che lo contraddistingue. Ma qual è la sua storia? Ripercorriamo insieme le vicende passate del Barolo, così che tu possa ampliare la tua cultura in materia di enogastronomia!

Dai Liguri Stazielli ai Romani

Ricavato da uve Nebbiolo in purezza, questo eccellente vino era già conosciuto circa 2500 anni fa e faceva stabilmente parte dell’alimentazione di alcuni popoli antichi, tra cui i Liguri Stazielli e i Galli. Questi ultimi, secondo le fonti, si dedicarono alla conquista delle terre d’Oltralpe anche perché in tali zone il Barolo era molto diffuso.

Giulio Cesare, il leggendario condottiero romano, era un amante di questo rosso e ne portò in patria numerosi barili dopo la guerra Gallica. In quel periodo, tuttavia, non era ancora citato il vitigno utilizzato come materia prima: per leggere del Nebbiolo dovremo infatti aspettare l’epoca medioevale.

I documenti del Medioevo e i secoli successivi

Devi sapere che il “Nibiol” è menzionato in alcune carte del 1268, custodite nel castello di Rivoli in provincia di Torino. Da allora fu tutto un crescendo, dato che la popolarità del Barolo subì una notevole impennata nel corso del Rinascimento.

Una data importantissima nella storia di questo vino è il 1751, anno in cui una partita di “Barol” fu spedita a Londra per iniziativa di un gruppo di diplomatici del Piemonte. Il prodotto fu apprezzato da tantissimi personaggi illustri, tra cui il futuro presidente USA Thomas Jefferson che lo paragonò allo Champagne per la vivacità e al Bordeaux per il pregio. In effetti, il Barolo noto in quei tempi era piuttosto frizzante, oltre che dolce!

Dall’Ottocento ai giorni nostri

Le basi per il Barolo attuale furono poste nel 1830 circa, quando l’enologo francese Louis Oudart applicò tecniche innovative ai vini realizzati presso i possedimenti della marchesa Juliette Colbert de Maulevrier. Quest’ultima sposò Carlo Tancredi Falletti, membro di una potente famiglia di proprietari terrieri, e contribuì alla nascita della versione moderna del rosso in oggetto.

Juliette fu in contatto con Carlo Alberto di Savoia, al quale mandò 325 botti di vino (una per ogni giorno dell’anno, tranne che per i 40 della Quaresima). È in questa fase che il Barolo fu definito “vinum regum, rex vinorum”. Louis Oudart fu invece chiamato da Camillo Benso, conte di Cavour, per occuparsi della produzione nelle sue zone e per imbottigliare un alcolico ormai divenuto secco e fermo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la fama del vino fu chiaramente offuscata dai tragici avvenimenti, ma non venne meno e riprese piede nel dopoguerra. In questo periodo Renato Ratti creò il Barolo contemporaneo: quello che tutti noi possiamo degustare, lasciandoci inebriare dalle sue note speziate, fruttate e floreali!

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