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Caffè: la bevanda del diavolo, che piace a tutti

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Fu la Chiesa a definire il caffè la bevanda del diavolo. Questo perché nei suoi fondi si può leggere il futuro. Dall’altra parte del mondo, i sultani ne vietarono il consumo alle donne, a causa del suo effetto eccitante. In Arabia era venerato tanto da essere definito il vino della loro terra. Tante storie e tante discordie fanno da retroscena al caffè, che non è solo una bevanda, ma molto di più.

Dall’Africa alla conquista del mondo

Lo stesso nome richiama il luogo di origine. Il termine Qahwa, caffè in arabo, significa eccitante. Alcune teorie vogliono che questo fosse il nome della terra dove fu scoperto per la prima volta, Caffa in Etiopia. Fatto sta che è proprio da questa terra che si diffuse a macchia d’olio prima su tutto il territorio africano e poi anche in Europa. Il centro primario di commercio di questo bene era Il Cairo, centro anche della religione islamica che aboliva l’utilizzo del vino. È per questo che il caffè ne divenne il perfetto sostituto. I semi del coffee arabica giunsero a Venezia e da qui iniziarono a sorgere le botteghe del caffè.

Il rito del caffè

Non è importante l’ora del giorno, il luogo o il tipo di caffè, basta berne uno come simbolo di aggregazione. Questa è la filosofia che accompagna oggi questo rito. Non si tratta semplicemente di degustare una buona tazzina di un caffè intenso o di un decaffeinato, è diventato uno status symbol. Una pausa da lavoro diventa un momento di aggregazione attorno ad un fumante caffè. Anche in passato è stato il centro attorno al quale si sono sviluppate correnti politiche, manifesti artistici e correnti letterarie., tanto che Pietro Verri, gli dedicò il titolo della sua rivista. L’Italia è uno dei maggiori consumatori di caffè, anche se i paesi scandinavi detengono il primato. L’espresso resta comunque un simbolo nazionale.

 

 

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