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Radicchio Rosso di Treviso: dal quadro, al piatto

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Un dipinto: da qui nacque tutto. La prima testimonianza del radicchio rosso di Treviso di trova nell’arte, per la precisione nel quadro le Nozze di Cana della seconda metà del 1500 di Leandro da Ponte. Nel 1900 si ebbe la prima mostra interamente dedicata a questo ortaggio grazie all’agronomo lombardo Giuseppe Benzi. Una festa che è diventata una tradizione nel tempo, tanto da essersi fermata solamente in due occasioni: entrambe durante degli eventi bellici.

Da dove arriva il radicchio rosso

Non esiste una storia vera e propria che attesti l’origine del radicchio rosso di Treviso. Sono le storie tramandate oralmente dai contadini a raccontare leggende e storie perlopiù fantasiose. Si dice che furono degli uccelli che lasciarono cadere i semi di questo ortaggio sul campanile della chiesa di Dosson e dei frati che se ne presero cura per gli anni a venire. Secondo lo studioso di cultura veneta Maffioli, fu Francesco Van Den Borre a praticare le tecniche di imbianchimento al radicchio, così come avveniva già per le cicorie belghe. Tuttavia, pare il processo fu puramente casuale e che la cicoria invernale divenne radicchio rosso seguendo fasi naturali.

Radicchio rosso in cucina

L’imbianchimento del radicchio rosso non cambia solamente il colore dell’ortaggio, ma fa si che perda il sapore amaro, per assumere un retrogusto dolciastro. Con tale processo, le foglie rimangono più morbide e meno fibrose. Ultimamente si sta riscoprendo quest’ingrediente in cucina. Un tempo accantonato a preparazioni semplici o di contorno, è oggi un ingrediente principe della cucina italiana. Risotti, confetture e persino biscotti vengono preparati con il radicchio rosso. È una verdura depurativa e fonte di vitamina A e C, nonché di ferro. L’area di produzione del radicchio rosso di Treviso è limitata a 17 comuni dell’omonima provincia, 2 in quella di Padova e 5 in quella di Venezia. Il motivo è la presenza di molte falde nel sottosuolo con temperatura costante durante tutto l’anno.

 

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